Premessa
Lo stato del Kerala ,con un reddito pro capite di cinquecentocinquanta euro all'anno che e' appena il 2,5% di quello italiano,non sembra il luogo piu ovvio per apprendere come si salva l'acqua del pianeta, eppure questa estremità meridionale dell' India viene studiata nel mondo intero come un modello di sviluppo sostenibile, meno dannoso e squilibrato per l'ambiente. Il Kerala possiede un rispetto che a noi manca per l'acqua, benché non è affatto arido, al contrario, è un India umida e verde, ben diversa dalle regioni assetate e polverose come il Rajasthan con le sue tinte giallo-ocra piu familiari ai turisti.
Sulla costa del Kerala un fitto dedalo di delta fluviali incrocia le correnti del Mare Arabico, le terre emerse sono ricoperte di foreste. Il resto e' laguna marina, laghi e canali naturali o artificiali, quelle che chiamano backwaters. L'acqua qui abbonda in ogni momento del giorno e in ogni attività:
si abita sull'acqua, ci si sposta in barca, molti vivono ancora di pesca, i canali o i fiumi irrigano i campi, servono da fognature e da vasche per l'igiene personale nonché da piscine per i ragazzi. Quando inizia la stagione dei monsoni, da giugno a settembre l'acqua non è piu solo "sotto" ma anche "sopra".
In mezzo a tanto liquido il viaggiatore occidentale resta meravigliato di fronte alle targhe d'ottone presenti nel bagno dell'albergo, con dettagliate istruzioni che insegnano la virtù del risparmio: "Quando noi ci laviamo i denti, per sciacquare la bocca ci basta usare l'acqua di un bicchiere. Se voi la lasciate scorrere dal rubinetto potete sprecare fino a quarantaquattro litri al giorno" - "C'è chi si lava le mani con l'acqua e la lascia scorrere giù dal lavandino. Noi tappiamo il lavandino e conserviamo l'acqua per sciacquare le mani insaponate" – "un semplice gesto vale sedici litri risparmiati" - "Sotto la doccia abbiamo l'abitudine di aprire il rubinetto a intermittenza, e chiuderlo quando non serve. Chi lo lascia aperto dall inizio alla fine, consuma settanta litri in piu".
Nel loro zelo gli albergatori aggiungono consigli su come lavare le automobili o innaffiare i giardini, che non sono di utilità immediata per il turista. Interessanti da portare a casa propria, però.
Kerala: La Svizzera tropicale
La Baia di Fort Cochin, l'ex colonia portoghese oggi ribattezzata Kochi, contiene un arcipelago di isole dalle linde case costruite a fior d'acqua. È un India in forte contrasto con i luoghi del boom economico più recente. È lontano il caos dinamico di Mumbai, Calcutta e Bangalore, le capitali del "miracolo indiano" su cui si concentra l'attenzione degli investitori occidentali. Se il futuro del pianeta appartiene alle megalopoli asiatiche, mostri urbani con venti e più milioni di abitanti, congestioni di grattacieli e baraccopoli sull'orlo del collasso, evidentemente qualcuno si è dimenticato di dirlo agli abitanti del Kerala. Qui la popolazione rimane legata a uno stile alternativo: anche quando la middle class che lavora in città, continua ad abitare come facevano i genitori e i nonni, dispersa nelle villette tra gli alberi, la vita scorre tranquilla, come le placide acque verdi che bagnano il paesaggio. Le variopinte barche dei pescatori d'alto mare sembrano templi votivi galleggianti, sfoggiano sulla prua colorate divinità induiste ma anche Madonne o Santi cristiani. Solcano i fiumi incrociando i mini vaporetti per passeggeri, i traghetti per automobili e i rimorchiatori. Tutto è circondato dalla foresta tropicale. Fiumi e canali trasportano banchi di ninfee e solcano muraglie di palme da cocco, alberi di banani e di ananas. La brezza dell' oceano e le forti maree attenuano la morsa del caldo umido. Le acque sono cosi' ricche di pesci da attirare lunghe migrazioni stagionali da Stati anche lontani.
La gente di qui riconosce subito gli Andhra-people e gli Orissa-people, colonie di pescatori che fanno centinaia di km da altre regioni dell' India. I locali praticano anche una singolare pesca allo strascico: a bordo di piroghe o gondole sottili, controcorrente, remando freneticamente a mano, con un'energia sovrumana per questi pescatori cosi magri, sfrecciano sul mare lanciando dietro di se le reti bianche sottilissime che da lontano hanno l'aspetto dello zucchero filato. Nei laghi artificiali per la piscicoltura le donne si tuffano e nuotano completamente vestite, con le mani esperte afferrano i pesci piu grossi pronti per il mercato. Le antiche reti cinesi importate sei secoli fa dominano le spiagge fino a perdita di vista, da lontano le loro strutture di legno fisse sembrano giganteschi fenicotteri, poi si abbassano nell acqua come enormi ragni di legno, alti quanto i palmizi.
Non c'è miseria, nessun mendicante per le vie di Kochi, anzi un certo decoro, un benessere modestissimo ma diffuso. Nelle casette dei pescatori i mattoni e l'intonaco dai colori fiammanti hanno sostituito i vecchi materiali poveri (legno, fibra di cocco e foglie di palma). I muretti di argine che segnano il tenue confine tra acqua e terraferma sono curati come in un arco inglese. Il battello con la scritta Mobile Health Clinic, ambulatorio mobile, e le numerose scuole pubbliche o religiose, ricordano una peculiarità di questa zona: il Kerala, spesso governato dalle sinistre ha sempre avuto una quantità di servizi sociali superiore al resto dell'India. Per decenni fu l'equivalente dell'Emilia Romagna per i comunisti italiani, una vetrina di buongoverno. Oggi l'efficienza burocratica non è piu quella di una volta. Il primo ministro del Kerala V.S. Achuthanandan denuncia che "solo un terzo dei dipendenti pubblici si presentano regolarmente al lavoro". Ciononostante sul suo territorio c'è il migliore livello di alfabetizzazione (91% contro 65% dell'intera India), una longevità superiore di dieci anni rispetto alla media nazionale e minori disparità socio-economiche fra le caste o fra uomini e donne.
Per chi arriva dallo smogh del traffico di New Delhi, dal brulicare di cantieri di Mumbai, dal fervore eccitato della nuova Calcutta, sembra di approdare in una piccola Svizzera tropicale, afosa ma ordinata. È su questa atmosfera che il Kerala punta per rimanere "diverso" finchè può. Incoraggia il business del turismo di lusso, sfrutta abilmente il fascino della medicina ayurvedica (nata qui), dei massaggi d'olio aromatico e delle lezioni di yoga, insieme con la nostalgia di una storia coloniale particolare: per le stradine di Fort Cochin si incontrano visitatori portoghesi, olandesi, inglesi, israeliani, attirati dalle reliquie intatte del proprio passato.
Il Kerala rimane una roccaforte della sinistra e del potere sindacale, non proprio l'ideale per calamitare gli investimenti esteri. Eppure finora non ha sfigurato nel confronto con altre zone dell'India dove la modernità è sinonimo di urbanizzazione, congestione, inquinamento, tensioni sociali.
Nell' ultimo biennio il Pil locale è cresciuto del 9,2% all'anno, ancor più della media nazionale. Le rigidità imposte dai sindacati si possono aggirare. Il gruppo Tata, sempre disposto a sperimentare nuove soluzioni d'ingegneria sociale, dopo un lungo conflitto con tredicimila braccianti nelle sue piantagioni di tè del Kerala, ha risolto l'impasse coinvolgendoli nell'azionariato dell'azienda. Trasformata quasi in cooperativa, la Tata Tea ha visto crollare gli scioperi. Del resto la conflittualità sta scendendo in maniera generale rispetto alle ottomila vertenze con scioperi di quindici anni fa. Il numero di astensioni dal lavoro si è dimezzato e la forza dei comunisti non ha impedito al Kerala di compiere la prima privatizzazione di un aeroporto indiano.
L'elevato livello dell'istruzione ha giocato uno scherzo al Kerala. Per una gioventù troppo qualificata rispetto ai posti disponibili sul mercato del lavoro locale, l'emigrazione è diventata una valvola di sfogo. A Kochi ricorre una battuta: "il miracolo del Karnataka (cioè il boom dell'informatica nello Stato vicino, dove si trova Bangalore) è fatto con i cervelli del Kerala". Ancora piu numerosi sono quelli che hanno trovato opportunità e ricchezza varcando il Mare Arabico, soprattutto a Dubai. Sui trentacinque milioni di cittadini del Kerala quasi un milione e mezzo (ben il 4%) vive all'estero, a maggioranza nel Golfo Persico. Le loro rimesse alle famiglie valgono centinaia di milioni di euro all'anno.
Una parte di questi emigranti di successo comincia a tornare. Portano con se una cultura piu capitalista rispetto alle tradizioni del Kerala. È l'inizio di un industrializzazione che si insinua dentro il "cuore verde" di questo Stato.
I delfini che ho visto giocare liberamente ogni mattina sul braccio di mare tra Fort Cochin e l'isola dei pescatori Vypeen, un giorno sono spariti improvvisamente. L'orizzonte si era oscurato. Per ore il mamre è stato "occupato" da un King Kong navale, un titanico convoglio speciale composto di chiatte trainate da tre rimorchiatori, su cui torreggiavano le alte colonne portanti di una piattaforma petrolifera da depositare nel Golfo.
La vicina zona di Ernakulam è in sviluppo costante: le ciminiere fumano di un complesso petrolchimico e le banchine ospitano le navi portacontainer. Ci sono i grattacieli Hilton e Taj, intrappolati nell'interporto, assediati da un viavai di autocarri. Il premier Achuthanandan, marxista e ambientalista, dopo anni di resistenza ha dovuto cedere davanti al bisogno di energia e ha dato il suo via libera a una controversa diga idroelettrica, che rischia di allagare un antico "corridoio di elefanti" nella foresta di Silent Valley National Park.
In vicinanza del porto, i pescatori vedono acque piu inquinate e sorvegliano la presenza dei delfini. Temono che un giorno non ci saranno più.
Per questo si avverte qui, in mezzo a tante fedi che convivono pacificamente, una nuova religione dell'acqua. La sua abbondanza non inganna più.
Il Kerala ha appreso che la ricchezza idrica è apparente e precaria. Sa quanto costa "pulire lo sporco", sa la differenza di costi che separa l'acqua abbondante ma pericolosa e quella limpida, pura e potabile. Ha anche capito che una delle priorità è educare meglio noi, viaggiatori d'Occidente, gli spreconi venuti dalla civiltà del rubinetto aperto.
A casa degli dei di tutto il mondo
Dall'aeroporto di Kochi alla città vecchia i bordi della strada sono tappezzate delle pubblicità di telefonini. Fra i servizi di assistenza all'utente, l'operatore AirTel offre "dial 454650 for prayers-alert". È un numero per ricevere avvisi automatici di preghiera (con opzione induista, musulmana, cristiana). In questo modo nessuno rischia di saltare per distrazione una devozione obbligatoria o una festività.
La religione ti segue ovunque in India ma anche nel Kerala la sua invadenza è ancora piu multicolore che altrove. Sulle vie del lungomare dove attraccano i pescatori a Fort Cochin, la bandiera rossa con falce e martello fiancheggia il tempio indù e la moschea, la chiesa cattolica, la sinagoga e il tempio induista: quest'ultima è la religione i cui seguaci piu puri portano il vegetarianismo fino alle estreme conseguenze, indossando una mascherina per evitare di inghiottire inavvertitamente piccoli insetti.
Dentro una sezione del partito comunista un intera parete è occupata dal ritratto di Che Guevara. Subito a fianco un cartello indica "Saint Mary's School", una scuola gestita dalle suore.
Il più ricco lascito del protestantismo olandese è il palazzo regalato al rajah locale nel XVI secolo. Sembra un'austera casa di mercanti borghesi di Delft con le sue maioliche blu e i soffitti a cassettone in legno scuro, ma il pezzo forte è una sala dai muri affrescati con le scene del Mahabharata.
Questo mosaico armonioso d'influenze è il Kerala. Il primo Stato al mondo dove un partito comunista riuscì ad andare al governo unicamente per volontà democratica degli elettori, nel 1957; è anche la regione dell'India con il piu alto tasso di pluralismo religioso. Qui gli induisti sono in maggioranza ma i musulmani raggiungono il 25% e i cristiani il 20% della popolazione.
Proprio dove la disomogeneità è così estrema, le relazioni fra comunità religiose sono piu distese che altrove. Il Kerala è immune da fenomeni come la mafia islamica di Mumbai, il terrorismo di Delhi, la guerriglia del Kashmir, o i pogrom antimusulmani dai nazionalisti indù del Gujarat. L'esperienza del Kerala sembra voler dire questo: la migliore cura contro l'intolleranza sta nell'arricchire la diversità delle fedi, non nel diminuirla. La presenza cristiana è addirittura piu ostentata di quella induista. I campanili, le chiesette e le croci spuntano ovunque, tra la fitta vegetazione della foresta subtropicale, nel reticolato di fiumi e lagune. Oltre alle parrocchie ci sono mille altarini sparsi nella natura: tante Madonne e tanti San Giorgio a cavallo che infilzano dragoni. I cristiani usano gli stessi colori dei templi induisti, gli intonaci dai colori pastello, ocra, rosa e celeste, tinte così vivaci che Dio e i santi sembrano dolci canditi, decorazioni di marzapane,torte nuziali.
Si fondono a meraviglia con altre macchie di colore, quelle umane:le donne in perpetuo movimento avvolte nei sari turchese, rosso fiamma, verde smeraldo. Nella basilica di Santa Cruz, cattolica romana, il sagrestano si commuove alla vista di un italiano e racconta: "Da bambino mi ha educato una suora italiana, nel convento delle Canossiane qui a fianco. Si chiamava Virginia ed è col suo nome che ho battezzato una delle mie figlie. Il convento è sempre pieno di suore ma di italiane non ce ne sono piu da un po. Ora siamo noi del Kerala che esportiamo suore e sacerdoti a Roma".
Il simbolo più perfetto di Kochi è un'altra chiesa, intitolata a San Francesco, dove l'esploratore portoghese Vasco da Gama morì e fu sepolto alla vigilia di Natale del 1524.
Oggi la Chiesa non è piu dei francescani ma della Church of South India, una congregazione che promuove il dialogo fra tutti i cristiani. Il reverendo Jacob accoglie i visitatori seduto dietro un bancone all'ingresso della navata centrale: il suo nome ebreo si accompagna ad una fisionomia tipica dell' India meridionale, la pelle scurissima, i bei capelli brizzolati e lunghi, lisciati all indietro con l'olio aromatico delle ricette ayurvediche, la tunica lunga di un biancore immacolato. "Siamo la Chiesa piu' ecumenica del mondo, accogliamo i siriani cristiani, i protestanti, gli anglicani, gli ortodossi e fra noi c'è anche qualche cattolico. Se c'è un luogo dove questo dialogo è possibile, di certo è il Kerala".
È' difficile trovare una terra che amalgami influenze tanto diverse come questa costa del Malabar. Centro mondiale del traffico delle spezie per almeno duemila anni, il Kerala ha visto approdare a turno dal Mare Arabico, gli antichi egizi e i fenici, i greci, i romani, gli arabi.
Sono passati da qui lo studioso musulmano Ibn Battuta, Marco Polo, il grande ammiraglio dei Ming Zheng He che nel Quattrocento vi ha lasciato in eredità le antiche reti d pesca del sud della Cina.
Il primo contatto con gli ebrei risale secondo le leggende, addirittura a una spedizione navale inviata da Re Salomone; poi la diaspora ebraica si insedia del 70 d.C., subito dopo la distruzione del Secondo Tempio di Gerusalemme ad opera del generale romano Tito.
Un'altra immigrazione ebraica risale al 1568, anno di costruzione dell' attuale sinagoga al centro del quartiere storico Matancheri.
Molti hanno scelto la via del ritorno dopo la fondazione dello Stato d'Israele, ma Fort Cochin annovera ancora tredici famiglie ebraiche.
In quanto al cristianesimo, arriva in Kerala ancora che in gran parte dell'Europa: si deve all'apostolo San Tommaso nell'anno 52 della nostra era, l'evangelizzazione precoce di questa regione e l'insediamento di nuclei siriani cristiani.
Forte di tre milioni e mezzo di fedeli, questa Chiesa siro-malabarica, nel 1992, è stata riconosciuta nella sua autonomia dal Vaticano (l'unico caso nel mondo cattolico dopo la Chiesa ucraina) e ha la piu alta percentuale di vocazioni di tutta l'India: centomila all'anno, un ordinazione sacerdotale ogni cinquanta fedeli. Le conversioni hanno fatto presa spesso tra le caste elevate e i siriano-cristiani.
L'ambiente familiare descritto dalla scrittrice del Kerala Arundathi Roy- hanno espresso molti talenti imprenditoriali. La ricchezza del business delle spezie concentrato nel Kerala fu la ragione che spinse Cristoforo Colombo a "buscar el Levante poi el Ponente", finendo per scoprire ben altre Indie.
Portoghesi, Olandesi, Inglesi si sono avvicendati al governo di Fort Cochin, depositando strati di stili, di culture, di monumenti che convivono integri in questo crogiuolo di popoli all'incrocio tra Asia, Africa e Occidente. L'impronta europea rimane forte nelle ville signorili come nei tetti aguzzi dei magazzini di aromi dove il tempo sembra essersi fermato.
Sulla via del Bazar ogni portone nasconde un caseggiato di mercati dall'ampio cortile interno, dove le radici di zenzero sono stese come un tappeto bianco al sole. Dentro,i magazzini bui dai soffitti altissimi, custodiscono montagne di tesori profumati: zenzero e cumino, pepe rosso e nero, zafferano, cannella, noce moscata, vaniglia, peperoncino e curry.
Ai piani superiori gruppi di donne accovacciate chiacchierano e puliscono lo zenzero, sminuzzano i cetrioli, mescolano la paprika, inscatolano conserve di legumi sott'olio e sott'aceto piccantissimi. Sono i pickles, talmente centrali nell'attività economica tradizionale da apparire in bella evidenza in due romanzi chiave dell'India contemporanea, i figli della mezzanotte di Salman Rushdie e Il Dio delle piccolo cose di Roy.
La forza del passato coesiste con un paradosso: il Kerala India è probabilmente il laboratorio sociale piu interessante di tutta l'India, per la sua capacità di inseguire uno sviluppo originale. Malgrado non abbia una grossa concentrazione industriale, ha un reddito piu alto della media nazionale. Ha tassi di mortalità infantile e indici di salute collettiva piu vicini all'Inghilterra che a un paese emergente. Ignora le disuguaglianze estreme tra ricchi e poveri che caratterizzano il resto dell'India.
Il Kerala, ha detto lo scrittore Akash Kapur, è un caso raro di "benessere senza ricchezza". Attribuirne il merito solo ai governi di sinistra sarebbe una forzatura: la qualità del sistema scolastico, per esempio, è legata anche alla massiccia diffusione d'istituti religiosi.
Il Kerala oggi è il primo Stato Indiano a offrire corsi di informatica gratuita a tutta la popolazione, con l'obiettivo di raggiungere a breve il 100% di "alfabetizzazione digitale".
Qui si costruisce uno scenario per il futuro dell' India, quello catturato nella battuta ironica di Gita Mehta: "Di questo passo un miliardo e cento milioni di indiani diventeranno ciascuno un radiologo, un tecnico di computer, un neurochirurgo, un cosmonauta della Nasa, e forse tutte e quattro le cose insieme.
L'India è una nazione molto complessa e variegata e questo si rispecchia anche sulla cucina tipica di questo Paese, ricordiamo che essa varia da regione a regione; al sud è più piccante e con molti piatti vegetariani; al nord, per l'influenza mussulmana, meno piccante e con la maggioranza dei piatti a base di carne ( pollo o montone).
La cucina indiana è sinonimo di spezie, curry, riso e chutney, almeno per come la conosciamo qui in occidente. In realtà non esiste una cucina indiana, né un piatto nazionale, ma tante cucine diverse tra loro .
E' raro trovare carne bovina e suina. Il pasto indiano è composto da una vasta scelta di piatti di verdura cotta e talvolta di carne o pesce, accompagnati da riso e da lenticchie.
La cucina del Kerala e generalmente del sud è profondamente vegetariana, a base di legumi e cereali soprattutto lenticchie e riso , non si cuoce con il burro ma con l'olio vegetale. La costa è ricca di alberi da frutto: anacardi, banani, alberi del pane, manghi, papaia, tamarindi, tè e caffè. In tutta la costa tropicale, si cucinano pesci, crostacei e molluschi, molto speziati.
Le spezie e le erbe vengono pestate con il mortaio in pietra. I vegetale vengono consumati crudi o poco cotti; del resto è scientificamente provato che nel cuocere i vegetali si perdono i valori nutritivi degli stessi per gli effetti dell'elevata temperatura ed è per questo che tutte le ricette indiane a base di vegetali vengono eseguite "scottando" le verdure ed aggiungendo man mano gli altri ingredienti. La carne o il pesce vengono comprati freschi e cucinati subito oppure acquistati come prodotti essiccati e la quantità presente nelle pietanze è davvero minima. La parte più consistente dei pasti è infatti il riso . La frutta viene consumata in grandi quantità in frullati e spremute, molto più digeribili del prodotto inero, dando l'apporto vitaminico quotidiano necessario all'organismo in un modo più pratico e veloce.
Famosi i piatti a base di cardamomo dello stato del Kerala, dove si possono assaggiare gli iddlis, dolcetti di riso fermentato.
In questo stato non mancano salse di vario genere, spesso piccanti, ed i numerosi tipi di pane locale ( chapati, nan, rhoti ). Vi consigliamo di assaggiare il formaggio cotto indiano ( paneer ) ed i famosi piatti tandoori .
Il tandoor è il forno in terracotta , probabilmente originario dell'Asia centrale, a forma di grande giara dal collo ristretto, interrato nel suolo fino al collo. Si accendono dei pezzi di legno nel fornoè pronto quando le pareti diventano incandescenti e non ci sono più fiamme. E' una specie di barbecue della cucina indiana. Per cuocere il pane e le focacce si prende in mano l'impasto e si incolla sotto il collo del tandoor, in modo che resti sospeso al di sopra della fonte di calore. Il pane gonfia, soprattutto sul bordo, come una pizza, diventando leggero e assumendo un colore dorato.
La cottura della carne e del pesce si effettua su lunghi spiedini appoggiati al collo del tandoor, in modo tale che la cerne si trovi 30cm. Sopra la brace. Le cotture sono brevi perché la temperatura del forno è molto alta.
Gli indiani mangiano tutto o quasi con le mani il cucchiaio viene usato a volte solo per i piatti un po liquidi: quelli del nord si servono delle punte delle dita, quelli del sud prendono gli alimenti a piene mani. L'eleganza esige di prendere il cibo lentamente con le prime tre dita della mano destra, senza sporcare oltre la prima falange. E' esclusivamente il pane che serve da utensile. Tutto il pasto è servito nello stesso momento : è il thali un grande piatto rotondo individuale , in cui sono presentate tutte le vivande carne, pollame, riso, verdure asciutte ed in salsa . Nel nord questo piatto e di metallo nel sud e nelle case contadine viene usata una foglia di banano. Le sostanze liquide sono disposte in ciotoline ed poste sul thali.
Locazione : India
Superficie : 38,863 Kmq
Popolazione : 29.011.237 (censimento del ’91)
Capitale : Thiruvananthapuram (Trivandurm)
Lingue parlate : Malayalam, Inglese.
Religioni : Induismo,Cristianesimo, Islamismo.
Ora : GMT +5.30. Clima : tropicale.
Estate: Febbraio-Maggio (24-33 °C)
Stagione monsonica : Giugno- Settembre (22-28 °C)
Inverno : Ottobre-Gennaio (22-32 °C)
Lo stato del Kerala è diviso per ragioni amministrative in 14 distretti. La regione del Kerala confina a ovest con il Mare Arabico e ad est con la parte occidentale della catena montuosa del Ghats ( tra i 500 e i 2700 metri d’altitudine). Il Kerala si divide in tre parti: le lowlands della costa, le fertili midlands al centro e le highlands. Le lowlands sono l’approdo naturale delle backwaters e il delta di 44 fiumi. Le midlands sono ricche di anacardi, cocco , tapioca, banane,riso, zenzero, pepe, zucchero di canna e ortaggi. Le Highlands in fine ricche di foreste e di riserve naturali sono conosciute per le piantagioni di thè, caffè, caucciù e spezie. Le bellezze naturali, il suo clima, le sue spiagge insieme con le sue stazioni collinari, cascate, centri ayurvedici, arte, festival, monumenti e la sua cucina esotica hanno fatto di questa regione una delle zone più visitate in tutta l’Asia.
DOCUMENTI E VISTI
E’ richiesto il visto d’ingresso nel paese ottenibile in Italia presso l’Ambasciata Indiana è necessario il passaporto in originale con almeno due facciate libere corredato di due foto tessera e una modulistica da compilare al momento della richiesta. La richiesta deve essere fatta almeno 25 gg. prima della partenza . Il passaporto deve essere firmato nell’apposito spazio e valido per almeno sei mesi dalla data della partenza.
VACCINAZIONI E MEDICINALI
Nessuna vaccinazione per questa località è obbligatoria. Vi consigliamo antitetanica e antitifica. La profilassi antimalarica è consigliata solo per alcune zone dell’India e solo in determinati periodi dell’anno, comunque e sempre consigliato portare con sé repellente contro le zanzare, antibatterici intestinali , medicine contro le infreddature dovute a sbalzi tra il caldo esterno e l’aria condizionata in hotel.
Situazione sanitaria da “ viaggiare sicuri Ministero degli affari Esteri “
La situazione sanitaria è da considerarsi a rischio. La malaria , come pure dengue e chikungunya, malattie trasmesse tramite la puntura delle zanzare, sono endemiche, specialmente nelle regioni meridionali ed orientali del Paese e si acuiscono nel periodo monsonico e post-monsonico. Occorre pertanto adottare le dovute precauzioni per evitare i rischi di puntura; zanzariere alle finestre, creme anti-zanzara e apparecchiature elettriche anti-zanzare. A tale riguardo si consiglia di adottare durante la permanenza nel Paese, le misure preventive contro le punture di zanzara indicate nella home del sito sotto la voce “ FOCUS”.
Esiste un notevole rischio di gastroenteriti, e la possiblità di focolai di tifo, meningite ed encefalite giapponese ( specie nel periodo monsonico) e sindrome da encefalite acuta. Anche il colera è endemico, con possibili focolai epidemici, come pure la poliomielite.
Prima del viaggio è opportuno consultare la competente ASL sulla necessità di effettuare vaccinazioni o profilassi del caso.
Un discorso a parte merita l’altitudine del parco Peryiar che si aggira intorno ai 1400 metri . Essa può rivelarsi pericolosa solamente per chi soffre di cuore, polmoni o pressione alta .Si ritiene pertanto necessaria una visita medica prima della partenza.Una volta accertato lo stato di buona salute, il viaggio è indicato a tutti, indipendentemente dall’età.
IL CLIMA E L’ABBIGLIAMENTO
In Kerala e generalmente in tutta l' India del sud è caldo tutto l’anno. Il periodo del monsone va da maggio a Giugno, ritorna poi in forma molto più leggera in Ottobre. Il periodo migliore per visitare questa località quindi va da Ottobre a Marzo, m anche i mesi di Luglio, Agosto, e Settembre sono indicati seppur caldi, poiché le piogge sono cessate e la natura è al suo massimo splendore.
L’abbigliamento estivo con capi in fibra naturale è indicato tutto l’anno.
MANCE
E’ usuale lasciare la mancia ai camerieri, facchini, guide e autisti. Le mance non sono incluse nel conto.
KERALA
Locazione : India
Superficie : 38,863 Kmq
Popolazione : 29.011.237 (censimento del ’91)
Capitale : Thiruvananthapuram (Trivandurm)
Lingue parlate : Malayalam, Inglese.
Religioni : Induismo,Cristianesimo, Islamismo.
Ora : GMT +5.30. Clima : tropicale.
Estate: Febbraio-Maggio (24-33 °C)
Stagione monsonica : Giugno- Settembre (22-28 °C)
Inverno : Ottobre-Gennaio (22-32 °C)
Lo stato del Kerala è diviso per ragioni amministrative in 14 distretti. La regione del Kerala confina a ovest con il Mare Arabico e ad est con la parte occidentale della catena montuosa del Ghats ( tra i 500 e i 2700 metri d’altitudine). Il Kerala si divide in tre parti: le lowlands della costa, le fertili midlands al centro e le highlands. Le lowlands sono l’approdo naturale delle backwaters e il delta di 44 fiumi. Le midlands sono ricche di anacardi, cocco , tapioca, banane,riso, zenzero, pepe, zucchero di canna e ortaggi. Le Highlands in fine ricche di foreste e di riserve naturali sono conosciute per le piantagioni di thè, caffè, caucciù e spezie. Le bellezze naturali, il suo clima, le sue spiagge insieme con le sue stazioni collinari, cascate, centri ayurvedici, arte, festival, monumenti e la sua cucina esotica hanno fatto di questa regione una delle zone più visitate in tutta l’Asia.
DOCUMENTI E VISTI
E’ richiesto il visto d’ingresso nel paese ottenibile in Italia presso l’Ambasciata Indiana è necessario il passaporto in originale con almeno due facciate libere corredato di due foto tessera e una modulistica da compilare al momento della richiesta. La richiesta deve essere fatta almeno 25 gg. prima della partenza . Il passaporto deve essere firmato nell’apposito spazio e valido per almeno sei mesi dalla data della partenza.
VACCINAZIONI E MEDICINALI
Nessuna vaccinazione per questa località è obbligatoria. Vi consigliamo antitetanica e antitifica. La profilassi antimalarica è consigliata solo per alcune zone dell’India e solo in determinati periodi dell’anno, comunque e sempre consigliato portare con sé repellente contro le zanzare, antibatterici intestinali , medicine contro le infreddature dovute a sbalzi tra il caldo esterno e l’aria condizionata in hotel
Situazione sanitaria da “ viaggiare sicuri Ministero degli affari Esteri “
L a situazione sanitaria è da considerarsi a rischio. La malaria , come pure dengue e chikungunya, malattie trasmesse tramite la puntura delle zanzare, sono endemiche, specialmente nelle regioni meridionali ed orientali del Paese e si acuiscono nel periodo monsonico e post-monsonico. Occorre pertanto adottare le dovute precauzioni per evitare i rischi di puntura; zanzariere alle finestre, creme anti-zanzara e apparecchiature elettriche anti-zanzare. A tale riguardo si consiglia di adottare durante la permanenza nel Paese, le misure preventive contro le punture di zanzara indicate nella home del sito sotto la voce “ FOCUS”.
Esiste un notevole rischio di gastroenteriti, e la possiblità di focolai di tifo, meningite ed encefalite giapponese ( specie nel periodo monsonico) e sindrome da encefalite acuta. Anche il colera è endemico, con possibili focolai epidemici, come pure la poliomielite.
Prima del viaggio è opportuno consultare la competente ASL sulla necessità di effettuare vaccinazioni o profilassi del caso.
Un discorso a parte merita l’altitudine del parco Peryiar che si aggira intorno ai 1400 metri . Essa può rivelarsi pericolosa solamente per chi soffre di cuore, polmoni o pressione alta .Si ritiene pertanto necessaria una visita medica prima della partenza.Una volta accertato lo stato di buona salute, il viaggio è indicato a tutti, indipendentemente dall’età.
IL CLIMA E L’ABBIGLIAMENTO
In India del sud è caldo tutto l’anno. Il periodo del monsone va da maggio a Giugno, ritorna pio in forma molto più leggera in Ottobre. Il periodo migliore per visitare questa località quindi va da Ottobre a Marzo, m anche i mesi di Luglio, Agosto, e Settembre sono indicati seppur caldi, poiché le piogge sono cessate e la natura è al suo massimo splendore.
L’abbigliamento estivo con capi in fibra naturale è indicato tutto l’anno.
MANCE
E’ usuale lasciare la mancia ai camerieri, facchini, guide e autisti. Le mance non sono incluse nel conto.
Tour Kerala di 8 giorni e 7 notti Arrivo a Cochin/trasferimento House boat al Punnamada/pranzo a bordo per i clienti che arrivano in mattina,nel pomeriggio attivitą libera
Estensione Isole Laccadive del tour Kerala classico, atolli formati da cinture di barriera corallina che circondano lagune semi-circolari, senza che la terra ferma superi i 4 mt. sul livello del mare
Estensione Kovalam del tour Kerala classico, Giornate a disposizione da dedicare al relax al benessere e alle attivitą balneari.